mercoledì 24 agosto 2016

FA Cup 2017, il Preliminary Round

di Vincenzo Paliotto
 Nell’intenso weekend inglese in cui Manchester United e Manchester City si sfidano a suon di gol in Premier League si è giocato anche un vasto Preliminary Round di FA Cup, in cui sono scesi in campo le squadre provenienti dall’Extra Preliminary Round e quelle dell’8° Level della piramide del calcio inglese per un totale di 160 confronti complessivi. Hanno ebuttato anche i gallesi dell’Hereford FC, compagine fondata nel 2014 dall’HUST, il Supporters Trust di quello che fu il gloriosissimo Hereford United, protagonista nel 1972 di uno dei più famosi giant-killing nella storia della FA Cup che gli permise di avere ragione dell’allora titolato Leeds United. I bianconeri vestiti dalla Macron si sono imposti per 4-2 sull’Alvechurch dinanzi a 2.624 spettatori. Una cifra ragguardevole trattandosi soltanto del turno preliminare della competizione. E’ il match quello di Edgar Street, ad ogni modo, che si registra il più alto numero di spettatori del turno, seguito dagli oltre 1.142, che hanno visto il Guernsey impattare per 2-2 tra le mura amiche contro il Thamesmead Town. Ad ogni modo, quello nell’sola di Guernsey è il confronto che si disputa più a sud in tutti i 145 anni di storia della FA Cup. Poi i bianco verdi di Saint peter Port hanno perso nel replay a campi invertiti.

Il Bishop Auckland si è qualificato con una netta vittoria esterna per 4-1 sul campo del Nelson, mentre il West Auckland Town ha ceduto proprio tra le mura amiche con un largo punteggio in uno di quei derby a distanza più affascinanti nel calcio inglese. Fondato nel 1883, il Bishop la squadra che vinse per 10 volte la FA Amateur Cup, avanza nella storia di questa coppa, anche se pare lontanissima il traguardo dei quarti di finale raggiunto nel 1954/55, quando fu eliminato soltanto dallo York City, che a sua volta avrebbe poi ceduto al Newcastle United. Nel 2015, dopo la sua morte, un tifoso dal nome di Colin Rowell donò 300.000 sterline alle casse societarie del club, dopo aver trascorso 70 anni a tifare per questa gloriosissima squadra.
 Il Workspo Town sta con quella attuale giocando la sua 109° campagna di FA Cup e nel 1956 arrivo al Third Round. Il Glossop North End, che giocò nel 1909 i quarti di finale, è andato al replay e poi sconfitto. In campo anche AFC Mansfield, AFC Rushden and Diamonds ed AFC Emley, eredi di squadre che hanno giocato in categorie più importanti ed adesso relegate nei bassifondi e costretti a ripartire. Proprio il glorioso Emley è stato già eliminato. Brilla l’esordiente Ashby Ivanohe, decima divisione, e passaggio al turno successivo.
 Tra le squadre con un passato decisamente glorioso l’Uxbridge, altra squadra londinese protagonista nell’edizione del 1873/74, ha pure passato il turno, mentre il Marlow, che arrivò in una storica semifinale nel 1881/82, è stato fermato sul 2-2 dal Beaconsfield. Così come hanno passato il turno anche gli antichi Cray Wanderers e Corinthian Casuals.

 Il 3 settembre si ritorna in campo con il First Round Qualifiyng con in campo le 160 promosse dal turno precedente, accompagnate da altre 72 formazioni iscritte al 7° livello della piramide calcistica inglese. Ben 116 le sfide in programma e 3.000 sterline per chi ha il merito di passare il turno.

domenica 7 agosto 2016

FA Cup 2016/17, l'Extra-Preliminary Round

Clapton FC
di Vincenzo Paliotto
 Nel pomeriggio del 6 agosto è scattata la FA Cup edizione 2016/17 (la 136esima della storia) attraverso l’Extra Preliminary Round, il turno che anticipa tutti gli altri nella competizione e che chiama in causa le squadre tra la 9a e la 11a divisione della piramide del calcio inglese. La real FA Cup, come direbbero qui i maestri inglesi, dove si assaporano il gusto e l’emozione vera della Coppa di calcio più antica e prestigiosa del mondo. Ben 184 sono stati i confronti che hanno visto scendere in campo le prime 368 squadre delle 736 in totale iscritte alla Cup più importante del mondo. Le 184 qualificate guadagnano l’accesso al Preliminary Round del 20 agosto ed intascano le 1.500 sterline come premio qualificazione.
 Subito eliminato l’Hallam FC, fondato nel 1860 e protagonista del primo incontro di calcio nella storia contro lo Sheffield FC, dal Worksop Town per 4-2 dinanzi a 461 spettatori, l’attendance maggiore di questo primissimo preliminare. E’ uscito subito anche il London Bari, squadra fondata da un asiatico in onore di David Platt, che giocò appunto nel Bari. I londinesi hanno perso per 3-1 tra le mura amiche contro il Clapton, lo storico Clapton vincitore di 5 FA Amateur Cup e che nel 1898-99 in FA Cup giocò una gara casalinga contro il Tottenham di fronte a 12.000 spettatori. Tra i club più vecchi del calcio inglese, al di là dello stesso Sheffield FC che entrerà in gioco dal prossimo turno insieme al Cray Wanderers e ai Corinthians Casual, passa lo sbarramento anche il Brigg Town, data di nascita 1864, che batte il Clipstone in casa per 2-1. Si è qualificato tra le altre anche l’Alvechurch, vincendo per 2-0 in casa dell’Haughmond. L’Alvechurch detiene il particolare record di aver giocato il maggior numero di tie per superare un turno di FA Cup. Capitò nella stagione del 1971-72, quando il Church eliminò dopo 6 lunghissimi confronti l’Oxford City nel First Proper Round.
Alvechurch FC

 Il 20 agosto si ritorna in campo con ben altri 160 confronti ed entrano in scena anche le squadre del 7° ed 8° livello e le squadre vincitrici guadagneranno questa volta 1.925 sterline a testa oltre ad un prestigioso passaggio del turno. Scende in campo anche la rappresentante dell’Isola di Guernsey che gioca in casa contro il Thamesmead Town.

giovedì 4 agosto 2016

English football kits, quando si parla e non si sbaglia di tradizione

di Vincenzo Paliotto
Millwall
 Non è probabile che in qualche altro paese di cultura calcistica si possa trovare un attaccamento così radicato alla tradizione come nel calcio inglese. Nonostante le difficoltà tecniche di turno, non a caso la nazionale inglese è stato eliminata dagli Europei in maniera più che deludente dall’Islanda, e in alcuni casi di quelle economiche, il calcio inglese continua a preservare un fascino inarrivabile soprattutto per l’effetto radicato della tradizioni e del peso della storia che vantano nel gioco più bello del mondo. Passando in rassegna le nuove divise dei vari club in vista dell’imminente inizio della stagione agonistica l’effetto della tradizione è ancora più forte e presente.
Millwall. Il Millwall ad esempio, per la verità anche altri club lo hanno fatto, ha riservato un vero e proprio concorso tra i suoi supporters per scegliere in questo caso il kit da adottare in trasferta. Il concorso è stato vinto dalla sfegatata fan Kathryn Gale, che ha proposto una divisa in cui si esalta il giallo. Nella prima divisa, invece, i lions sono ritornati ad un tradizionale kit a strisce verticali per rievocare la famosa stagione del 1966, in cui il Millwall conservò l’imbattibilità casalinga per 59 lunghe partite. Un primato importante per il club londinese, seguito da una delle tifoserie più turbolente del panorama britannico, ma senza grossi trofei in bacheca. 
 Ma in League One anche il Chesterfield festeggerà il suo 150esimo anniversario con una casacca speciale nel 2017. Una storia affascinante, culminata con la semifinale di FA Cup nel 1997 e persa nel replay contro il Middlesborough, dopo non poche recriminazioni. 
 Mentre nella stessa divisione anche la società dell’Oxford United ha contattato i propri tifosi sui social media per capire se gradissero o meno le strisce verticali blu su fondo giallo della prima maglia, dopo averle adottate nella finale persa contro il Barnsley in Football League Cup.
Barnet ed FA Amateur Cup. Il peso della tradizione ha avuto poi effetto anche per il piccolo ma prestigioso club londinese del Barnet, iscritto alla League Two, che ha riproposto una divisa (la quarta in catalogo) che riportava alla mente la strepitosa vittoria ottenuta nella FA Amateur Cup del 1946, l’unica nella storia del club. Peraltro ottenuto con uno storico e straordinario 3-2 ai danni del Bishop Auckland.
L’Exeter City in Brasile. Bella l’iniziativa anche di un altro club della League Two, l’Exeter City che come terza divisa ha adottato un kit quasi identico a quello dei brasiliani della Fluminense in memoria di una gara amichevole giocata nel 1914 dal club inglese a Rio de Janeiro. 
 Nella stessa League Two anche il retrocesso Doncaster Rovers ha pensato ad un concorso tra i propri tifosi per disegnare la maglia della prossima stagione ed il vincitore ha un nome particolare in Louis Tomlinson, cantante degli One Direction.
L’Huddersfield Town e la World Cup del ’66. Ma anche in Championship il peso della storia è determinante e straordinario come per l’Huddersfield Town (il club che un tempo fu di Mister Herbert Chapman), che come terza divisa ha adottato una maglia rossa con pantaloncini bianchi per celebrare il 50esimo anniversario della vittoria in Coppa del Mondo dell’Inghilterra, riproponendo appunto la divisa o quasi dell’epoca. Maglia indossata anche da Ray Wilson, gloria dell’Huddersfield, che quella Coppa la vinse indossando la maglia della nazionale inglese. Un riconoscimento ad uno dei giocatori più importanti nella storia del club.

West Ham 1896
West Ham d’acciaio. In Premier League la maglia con ricorrenza storica più bella l’ha pensata il West Ham United, sciorinando una terza divisa di grande impatto, rispolverando addirittura i colori del Thames Ironwork del 1896, progenitore ed originale denominazione del club attuale. Questa maglia sarà usata nella gara inaugurale all’Olympic Stadium contro la Juventus e nelle partite di FA Cup. Ricorda in maniera particolare gli operai che lavoravano nelle acciaierie che diedero origine alla squadra. L'Olympic Stadium ha già ospitato in verità una gara degli hammers, quella vinta in Europa League contro gli sloveni del Domzale, ma contro la Juventus ovviamente sarà un'altra cosa.





Emozionante Barnsley. I supporters del Barnsley invece si sono
mossi in altra suggestiva direzione, andando fino al cimitero di Highgate a Londra per rendere omaggio alla tomba di Rev Preddy, che ebbe la fantastica idea di fondare il club biancorosso, vincitore nel 1912 di una fantastica FA Cup, ottenuta pur giocando in seconda divisione.

sabato 23 luglio 2016

La prima volta di Francia-Germania

L’esito del primo conflitto mondiale, con la Germania isolata e umiliata dalle vessatorie condizioni stabilite dal Trattato di Versailles, ha un codazzo di livore anche nel calcio. Quando nel 1920, la Svizzera, da paese politicamente neutrale quale si ripropone di essere, accetta senza troppi problemi l’invito della Germania a disputare un incontro amichevole, si ritrova accerchiata, bersagliata dalle critiche provenienti da più fronti: Gran Bretagna, Francia e Belgio, irritate dalla improvvida (a detta loro) decisione elvetica, agitano neanche troppo velatamente lo spettro del boicottaggio, minacciando di fare terra bruciata attorno ai rossocrociati. Gli svizzeri, che notoriamente non prendono ordini da nessuno, fanno orecchie da mercante, suscitando le ire dell’Inghilterra, la quale chiede l’allontamento della Germania alla FIFA: richiesta respinta e albionici che, per ripicca, abbandonano a loro volta il circolo più prestigioso del calcio mondiale. Saranno Italia e Scozia negli anni a venire, ad infischiarsene del veto posto dalle tre potenze dell’Intesa, alleate militarmente al tempo della Grande Guerra, disputando due amichevoli con i teutonici rispettivamente nel 1923 e nel 1929: fino ad allora la Mannschaft si era potuta confrontare solamente con le selezioni di paesi neutrali come Olanda, Svezia e Norvegia, oltre che con Austria, al centro di un’altra querelle per “ragioni etiche” nel 1924, e Ungheria. Eppure, di lì a breve, qualcosa sarebbe cambiato. Nel Febbraio del 1930, grazie all’impeccabile mediazione dell’iconico presidente della FIFA, e con un pizzico di buon senso, l’embargo, che risulta ormai anacronistico rispetto ai tempi, viene revocato.
Due mesi più tardi, a Berlino, i tedeschi tornano ad incrociare gli inglesi, evento che non si verificava dall’ormai lontano 1913, ovvero prima della Grande Guerra: la gara terminò 3-3, con tutte e tre le reti germaniche realizzate dall’implacabile Richard Hofmann, autentica stella di quella Mannschaft. Data prova con quella sfida di una certa riappacificazione, sportiva e non, con l’Inghilterra, adesso era il turno della Francia, nazionale finora mai incontra dai teutonici. L’occasione per normalizzare i rapporti coi transalpini, minati dalle scorie dell’occupazione della Renania e da sentimenti revanscisti nati all’indomani di Versailles e mai del tutto sopiti, si presenta il 15 Marzo del 1931. E’ la prima volta che Francia e Germania si sfidano sulla scena internazionale. La stampa francese, utilizzando toni sarcastici al confine col derisoro, oltre che piuttosto imprudenti, rivanga il passato, lanciandosi in alcune allusioni poco simpatiche e ammantando di tensione una sfida che, invece, ha tutta l’aria di essere puramente distensiva: il giorno prima dell’incontro sui giornali, di fianco alle drammatiche notizie provenienti da Le Châtelard, una cittadina della Savoia incastrata nelle Prealpi dei Beauges sconvolta in quei giorni da una frana spaventosa, si potevano scorgere commenti di discutibile gusto, o anche paragoni poco edificanti, come quello che dipingeva i calciatori tedeschi come soldati d’assalto.
Anche se per garantire l’ordine pubblico viene dispiegato un piccolo esercito di 1750 agenti, un’enormità per l’epoca, nella capitale francese, scongiurati pericoli e dissipate le ansie della vigilia, si respira un clima giulivo, gioioso, dove a farla da padrone è l’entusiasmo. Insomma, l’atmosfera ideale e lo spirito giusto con il quale approcciare ad un incontro di calcio. La Mannschaft, per la prima volta in Francia, viene accompagnata da quindicimila sostenitori. I tifosi tedeschi, provenienti da ogni angolo della Germania, oltrepassano il Reno, raggiungendo Parigi con ogni mezzo. Tra i treni che intasano i binari della celebre Gare di St. Lazare, e i dodici voli dedicati all’evento messi a disposizione da una compagnia area teutonica, i veicoli prediletti sono comunque gli autocarri, simpaticamente addobbati con vessili regionali usati come segni distintivi. E così, sui boulevards parigini, al passaggio della lunga processione di automezzi tedeschi, si vedono sventolare le bandierine di Sassonia, Renania, Baviera e Palatinato. E’ un’immagine a dir poco suggestiva.

I francesi non sono da meno. In venticinquemila rispondono all’appello e gremiscono gli spalti di Colombes. Ma, se solo le unità non avessero chiuso anzitempo i cancelli, lasciando con un pugno di mosche in mano anche alcuni tifosi muniti di regolare biglietto, se ne sarebbero potuti tranquillamente contare qualche migliaio in più. Assente la tradizionale orchestra, a scandire avvisi e melodie, inni compresi, allietando il pubblico in attesa del fischio d’inizio, talvolta in tedesco per farsi capire dagli ospiti stipati in tribuna Maratona, c’è un grammofono. Dopo una nottata passata a bivaccare nei boulevards, o per i più fortunati, a pernottare sotto le stelle di Montmartre, è proprio quello che ci vuole per svegliare l’assonnata tifoseria tedesca. A dirigere l’incontro viene designato piuttosto simbolicamente l’inglese Thomas Crew da Leicester.
di Vincenzo Lacerenza

In campo è scontro tra due filosofie agli antipodi. La Mannschaft, in cui brilla la stella di Richard Hofmann – uno che due anni più tardi, prestando il proprio volto ad una campagna pubblicitaria legata ad una marca di sigarette, verrà sospeso dalla nazionale per aver infranto le stringenti disposizioni sul dilettantismo – gioca un calcio razionale, pragmatico e concreto, ispirato da quella fonte inesauribile di idee e stilemi che è la scuola danubiana. Al contrario, invece, nelle trame intessute dei Bleus si riscontrano i tratti tipici del futbol latino, forse meno redditizio, ma probabilmente più spettacolare e coinvolgente rispetto al tipo di calcio proposto dai teutonici. La Germania conserva il pallino del gioco, fa la partita, ma, ironia della sorte, è la Francia, che scende nell’arena con un spirito remissivo, riconoscendo la superiorità tecnica tedesca, a sbloccare il risultato allo scoccare del quarto d’ora. Nella circostanza la fortuna si schiera inequivocabilmente dalla parte dei galletti: Edmond Deflour scodella nel mezzo, e il difensore dell’Alemannia Aquisgrana, Reinhold Münzenberg, nel tentativo di spazzare, impatta la sfera in maniera maldestra, propiziando la più classica delle autoreti. Trovato il vantaggio i Bleus si chiudon ancor più a riccio, e anche quando devono fare i conti con l’inferiorità numerica, con Lucien Laurent, il primo marcatore nella storia dei Mondiali, costretto per infortunio ad abbondonare coattivamente il terreno di gioco, riescono a gestire le folate teutoniche. E quando il fortino francese, guidato da Etienne Mattler – il leggendario capitano del Sochaux creduto morto negli anni della Seconda Guerra Mondiale, e poi tornato, vivo e vegeto ad indossare la casacca dei leoncini dopo la fine del conflitto – non regge, attraversato da qualche spiffero, ci pensa la buona sorte a dare una mano ai padroni di casa. La porta difesa da capitan Thépot risulta stregata alla Mannschaft, e specialmente ad Hofmann, che ci mette anima e corpo nel tantativo di far pervenire al pareggio ai suoi, ma che alla fine, vedendosi ribattere dal palo ben tre conclusioni piuttosto promettenti, non può far altro che arrendersi al fato avverso.
Alla fine basta l’autorete di Münzenberg, ad una Francia scaltra, orgogliosa e cinica per strappare la prima, prestigiosa vittoria con la Germania, condannando alla sconfitta quei supponenti “vicini dell’oltre-Reno”. Due anni più tardi, i Bleus voleranno per la prima volta a Berlino. E’ una Germania già infestata dal germe del nazismo, dove la Repubblica di Weimar, ormai sgretolata dalle intrepide martellate antidemocratiche assestate dai nazisti, ha già lasciato il passo alle svastiche e a quell’Adolf Hitler nominato Cancelliere del Reich proprio alle calende del Gennaio 1933. I transalpini confessano i propri timori relativi alla trasferta, e chiedono garanzie per la propria incolumità. Grazie all’intercessione del presidente della FIFA Jules Rimet, elogiato pubblicamente sulle colonne del Völkischer Beobachter, l’organo ufficiale di stampa dello NSDAP, la partita si terrà regolarmente nella cornice del Grunevald, risolvendosi con un pirotecnico 3-3.

giovedì 7 luglio 2016

15 aprile 1989, la verità sul disastro di Hillsborough


 L'infaticabile Indro Pajaro è arrivato già alla pubblicazione del suo secondo libro. Dopo i Derby in UK, Pajaro ci propone questo interessantissimo libro inchiesta edito da Urbone Publishing. Di grande livello.

Sheffield, stadio di Hillsborough, 15 aprile 1989. Novantasei tifosi del Liverpool muoiono schiacciati e soffocati nel settore Leppings Lanedurante la semifinale di Coppa d’Inghilterra contro il Nottingham Forest. Sei minuti dopo il calcio d’inizio, l’arbitro sospende la partita. Si è appena verificato il maggiore disastro nella storia dello sport britannico.
Le autorità, la stampa e il governo Thatcher addossano immediatamente la responsabilità agli stessi tifosi, vedendo nella furia di hooligan ubriachi e senza biglietto il perfetto capro espiatorio. Ma la realtà dei fatti è ben diversa, destinata a rimanere nascosta per molto tempo da una coltre di accuse infamanti, false verità e depistaggi. A distanza di quasi trent’anni dal disastro che cambiò per sempre il calcio inglese, il libro offre la cronaca di quanto avvenne prima, dopo e durante quel giorno. In maniera emozionale, senza filtri o censure, svelando retroscena e avvalendosi di testimonianze in prima persona per fare piena luce sulla vicenda all’indomani della fine del processo più lungo nella storia legale britannica.

http://www.urbone.eu/obchod/15-aprile-1989-la-verit%C3%A0-sul-disastro-di-hillsborough_1

giovedì 23 giugno 2016

Dundalk-Linfield ed altri troubles

Dundalk-Linfield
 Il primo dei qualifiyng round dell’Europa League edizione 2016/2017 fa spiccare subito nel suo tabellone lo scontro tra due squadre irlandesi e cioè rappresentanti delle federazioni calcistiche dell’Eire e dell’Irlanda del Nord. Il Linfield infatti affronterà in un doppio confronto il Cork City. Una sfida che probabilmente rappresenterà anche un problema di ordine pubblico o quantomeno di forte attrito tra le tifoserie. Vincenzo Paliotto nel suo Football Fans ha tracciato questo racconto che ci riporta alla mente altre sfide europee tra club delle due Irlande.
In due occasioni in particolare le squadre dell’Eire e dell’Irlanda del Nord si sono affrontate in un tabellone delle coppe europee e, malgrado i notevoli appelli al fine di evitare episodi di violenza, questi buoni propositi sono stati decisamente disattesi. Anche perché tra Belfast e Dublino i disordini si identificano con un termine in particolare, i troubles, che hanno segnato la storia dei due paesi nell’interminabile conflitto con gli inglesi all’interno di una tensione religiosa tra le più complicate della storia. Nel 1979/80 il Dundalk ed il Linfield furono accoppiate beffardamente dal sorteggio ad affrontarsi nel turno preliminare della Coppa dei Campioni. Il doppio confronto capitò però in un momento estremamente delicato per la politica dell’Ulster. Infatti, in quelle settimane era stato assassinato Earl Mountbattan a Sligo e ben 17 soldati inglesi erano stati uccisi a Warrenpoint. Insomma nulla di buono si poteva presagire in vista del primo confronto che si sarebbe giocato ad Oriel Park, sul campo della matricola Dundalk, prima squadra dell’Eire non di Dublino a vincere il campionato, ma complessivamente vincitore di ben 10 titoli nazionali. I troubles, comunque, non furono scongiurati. Già sulla strada che portava da Belfast a Dundalk 12 tifosi del Linfield furono arrestati dopo una rissa in un pub a Carickamon, mentre un altro pub fu chiuso in tempo a Banbridge prima di essere preso d’assalto. Ma il peggio si verificò quando i 60 pullman carichi di tifosi del Linfield arrivarono a Dundalk, dove furono accolti da lanci di pietre ed assalti agli stessi bus. I sostenitori del Dundalk nell’occasione furono ben spalleggiati da quelli del Cliftonville, desiderosi di tirare un agguato agli eterni nemici del Linfield. Così come sottolineò sia il National Press che l’Ulster Newsletter. La partita in un clima di enormi tensioni finì 1-1, con gol di Devine per i padroni di casa e di Feeney per gli ospiti. Per la gara di ritorno si sconsigliò in più direzioni l’approdo a Belfast. Il clima sarebbe stato ancora più infernale e pericoloso e lo stesso Linfield propose di andare a giocare in Olanda, sul campo dell’Haarlem con il chiaro intento di scongiurare ogni disagio. La richiesta fu ben accolta anche dal Dundalk, a testimonianza degli ottimi rapporti esistenti tra i due club. Il Dundalk lamentava uno scarso momento di forma in campionato e riponeva poche speranze di superare quel turno preliminare. Non fu così. Ed, infatti, di fronte a poco più di 2.000 spettatori il Dundalk vinse per 2-0, imponendosi con una doppietta di Cathal Muckian. McLaughlin, il tecnico del Dundalk, affermò candidamente che quello: “Era il momento di maggior orgoglio della sua carriera”. Quel Dundalk avanzò fino al secondo turno, dove venne eliminato dal Celtic, perdendo 3-2 a Glasgow e pareggiando 0-0 in casa.
 Nell’edizione della Coppa dei Campioni del 1984/85, comunque, un altro confronto incrociato tra club delle due Irlanda passò alla storia per i pesanti troubles che si registrarono. Ancora una volta fu protagonista il Linfield con i suoi tifosi, questa volta di fronte allo Shamrock Rovers. A Belfast le due squadre non andarono oltre un pareggio a reti inviolate, mentre a Dublino l’1-1 finale favorì i blues per effetto del gol segnato in trasferta. Ma la sfida passò alle cronache più per le intemperanze dei tifosi che per la partita stessa.  Il The Irish Time sottolineò le gravi intemperanze e la definita chiusura all’idea di una lega calcistica irlandese unica. I 200 supporters al seguito del Linfield crearono gravi problemi in quel di Dublino. Ma quelli dello Shamrock a loro volta non erano potuti andare a Belfast, fermati da un provvedimento del loro stesso club. Ma gli stessi tifosi dello Shamrock molti anni più tardi sulla loro fanzine, Glenmalure Gazzette, sottolinearono la grande validità e compattezza che fu dei tifosi del Linfield. Oltretutto quegli incidenti a Dublino furono preceduti da altri nella stessa capitale  il 18 settembre ’84 per il match di Coppa UEFA tra il Bohemians ed i Glasgow Rangers, squadra supportata da molti tifosi nella stessa Irlanda. Match vinto per 3-2 dalla squadra locale, ma con conseguente devastazione del Dalymount Park. I tifosi dei Rangers si erano presentati in 3.000, di cui molti dei quali provenivano dall’Irlanda del Nord. Al paesaggio del confine, nei pressi di Dundalk il convoglio era stato attaccato dai supporters locali, poi la guerriglia si era estesa soprattutto nello stadio, in particolar modo al termine del primo tempo. Ma gli incidenti come nell’Eire così come nell’Irlanda del Nord in quegli anni non erano una rarità e nella semifinale di Coppa dell’Eire nel 1986 ne successero di pesanti anche per St. Patrck’s-Waterford United. Come dire che i troubles sconfinavano spesso su un campo di calcio e le loro strade adiacenti.


martedì 21 giugno 2016

Il Torino, il Club America e l'inaugurazione dell'Azteca

di Vincenzo Lacerenza

Sebbene nell'imponente stadio della Ciudad Universitaria si possano stipare oltre settantamila persone, una moltitudine di tifosi non può assitere all'esordio della Tricolorcon la Costarica nel Campeonato Panamericano, la prima, vera grande kermesse ospitata dalla repubblica messicana. E' tutto esaurito. A bocca asciutta, fuori dai cancelli, rimangono oltre quarantamila persone. I più scalmanati, restii a darsi per vinti, si abbarbicano sulle recizioni e sbirciano nel tentativo di cogliere qualche attimo storico, accontentandosi di un campo visivo molto ridotto. La polizia, schierata in assetto anti-sommossa, fa molta fatica per preservare un minimo di ordine pubblico. Alla fine della tumultuosa giornata si fa la conta dei feriti: per fortuna nessuno grave. Ma il bollettino sarebbe potuto essere drammatico, se il Departamento del Distrito Federal, per mezzo de la Oficina de Espactaculos Publicos, non avesse cercato di limitare i danni, ovviando al problema e chiamando in aiuto le cineprese di Telesistema Mexicano, la principale emittente del paese, che offre la diretta televisiva dell'evento a tutti i messicani sprovvisti di biglietto. E' un successo, quasi una rivelazione per il magnate Emilio Azcárraga Milmo, figlio del fondatore Vidaurreta, che mai aveva visto schizzare in alto i dati sull'audience così come fece quella volta. Don Emilio rimane stupito, e al contempo folgorato, dalle inesplorate potenzialità offerte dalla macchina calcistica.
Due anni più tardi, convinto della buona rendita dell'affare, decide di lanciarsi nell'avventura calcistica e, senza tentennamenti, acquista il Club America, non a caso una delle squadre più blasonate e popolari del paese. Il suo intento è chiaro: attraverso faraonici investimenti  vestirà di azulcrema fior fior di campioni, assemblando una squadra di tutto rispetto e ingrassando, indirettamente, i ricavi della propria azienda televisiva. Ma presto Azcárraga si accorge che questo non basta a saziare l'eco smisurato di cui è dotato. Nel 1961 strappa allo Zacatepec il presidente Guillermo Cañedo de la Bárcena, l'arguto condottiero dei due storici titoli conquistati dai Caneros nel '55 e nel '58. Cañedoè un uomo saggio  - nel 1962 in concerto con il costaricense Ramon Coll Jaumetpartorità la CONCACAF - lungimirante, e possiede un discreto fiuto per gli affari. E poi è ambizioso. Da sempre coltiva un sogno, quello di vedere il Messico ospitare un'edizione della Coppa Rimet, ma sa che, per realizzarlo, prima il proprio Paese dovrà dotarsi di un impianto adeguato per una manifestazione di portata planetaria. In una delle tante chiacchierate informali intercorse tra i due, Cañedo rende partecipe della cosa Don Emilio, che non può che essere entusiasta. Sebbene sia molto facoltoso, un esborso astronomico del genere non rientra nelle disponibilità di Azcárraga. Che, combattivo, assembla un consorzio, denominato il Fútbol del Distrito Federal, trovando due sponde utili in Julio Orvañanos e Fernando González, rispettivamente proprietari di Necaxa e Atlante, altri due sodalizi capitolini.
Pedro Ramírez Vázquez, dopo aver sbaragliato l'illustre concorrenza di professionisti come Felix Candela, disegnatore del Palazzo degli Sport ed Enrique de la Mora, progettista della struttura dove vengono ospitati i locali della Borsa, è l'architetto a cui viene affidata la progettazione dell'opera, che immaginerà assieme a Rafael Mijares AlcérrecaCome zona designata ad ospitare il nuovo stadio, dopo un'attenta disamina, viene scelto il quartiere di Santa Úrsula. Quando nell'Agosto del 1962 una serie interminabile di cariche esplosive detonano all'unisono, sbrindellando sessantre chilometri di superficie rocciosa e dando il là alla cerimonia della posa della prima pietra, ci sono anche il presidente messicano dell'epoca Adolfo Lopez Mateos e il numero uno inglese della FIFA Stanley Rous. Nei quattro anni che seguono, al completamento dell'opera lavora incessantemente e alacremente un'impononte equipe composta da ottocento operai, trentacinque ingegneri, diciassette tecnici e dieci architetti. 

Nel maggio del 1966 finalmente i cantieri si chiudono. Da un po 'di tempo, qualcuno ha deciso che il nome all'avveneristica e ipertrofica struttura che proietterà il Messico nel futuro, permettendogli di cogliere il frutto proibito del Mondiale, verrà deciso da una capillare consultazione popolare. Con l'aiuto dell'articolato sistema postale messicano, tutti i cittadini messicani vengono interpellati, chiamati a eleggere la propria denominazione preferita: al nuovo stadio verrà dato il nome che più colpirà la fantasia dei promotori dell'iniziativa. A vincere il concorso, qualora un nome fosse particolarmente gettonato, sarà la persona che lo ha indicato per primo, beffando sul tempo tutti gli altri concorrenti: in palio due abbonamenti per la tribuna validi per novantanove anni. Il  fortunato signorAntonio Vázquez Torres di Leon scrive "Azteca" nel suo bigliettino, ottiene il consenso unanime della giuria e porta a casa il premio secolare.
Alle dodici e venticinque del 29 Maggio 1966, con un leggero ritardo sulla tabella  di marcia, sotto gli occhi del presidente messicano Gustavo Díaz Ordaz Bolaños, del plenipotenziario della FIFA Stanley Rous, e di Ernesto Uruchurtu Peralta, governatore del Distretto Federale, stipati in tribuna autorità, l'arbitro, il sig. Fernando Buergo, con un fischio deciso da inizio alle ostilità. Di fronte al Club America, campione messicano in carica, ci sono gli italiani del Torino: i granata allenati dal Paron Rocco, terminato al decimo posto il campionato, non hanno esitato nell'accettare l'invito degli azulcremas, volando a Città del Messico per presenziare alla cerimonia di inaugurazione dello stadio Azteca. Debilitato dalle scorie del viaggio, lungo ed estenuante, e non ancora a proprio agio con il nuovo fuso orario, il Torino fatica a carburare, venendo presso letteralmente a pallate nella prima metà dell'incontro. Al decimo minuto, gli azulcremas sono già in vantaggio grazie ad una rapida e fulminante combinazione tra Vavà e Arlindo dos Santos. Il guizzante artilheiro bicampione del Mondo con il Brasile, venuto a svernare in Messico nel 1964, riceve dal "NegroDel Aguila e di prima intenzione serve il connazionale: Memín si fa strada in percussione tra una selva di maglie granata, prima di esplodere una staffilata arquata, incenerendo Lido Vieri, che abbozza un timido tuffo, e diventando così l'autore della prima, storica rete nella nuova arena. Las Millonetas, così come vengono sarcasticamente identificati i calciatori del Club America dopo l'avvento del paperone Azcárraga, non sollevano il piede dall'accelleratore, sfiorando a più riprese il raddoppio: prima un colpo di testa di Zague, pescato da Mendoza, sibila minaccioso alla sinistra del nuemro uno granata; poi è ancora una volta Arlindo a rendersi pericoloso, facendo tremare la traversa granata con uno dei suoi missili terrificanti.

Tuttavia, il 2-0 diviene realtà nella ripresa quando Josè Alves, altrimenti conosciuto comeZague senior, si trova al posto giusto nel momento giusto per spingere in rete la palla, carambolata sul palo dopo la tremenda bordata dalla distanza di Mendoza, facendo ululare di passione Ángel Fernández Rugama, lo storico cronista sportivo  che detiene il record del "goool" cantato più lungo della storia del fútbol messicano. Il Torino, però, non ci sta a recitare il ruolo dell'agnello sacrificale e, in un impeto d'orgoglio, rimette in piedi la partita. Il grande protagonista granata della giornata è Ulisse Gualtieri - attaccante di scorta tornato all'ombra dela Mole dopo le esperienze in provincia a Crotone e Modena - autore della doppietta che rovina la festa agli azulcremas. Quelle messe a segno da Gualtieri, peraltro scarsamente impiegato in campionato, sono due reti sensazionali. Prima si coordina in un batter di ciglio, e traduce in rete una fiondata con il contagiri di Ferrini, scavalcando Ataulfo, "El Rey Del Arco", con una morbida palombella volante, e venendo successivamente travolto dall'uscita a valanga del portiere messicano; poi completa l'opera, svettando nel cuore dell'area azulcrema, e correggendo imparabilmente un traversone dalla destra con una poderosa incornata.
Calerà così il sipario sulla prima dell'Azteca, con un 2-2 che soddisferà un po' tutti. AncheNereo Rocco che, negli spogliatoi, sanguigno come al solito, rilascerà alcune dichiarazioni alla stampa messicano, lasciando intendere il suo gradimento per alcuni elementi del conjunto americanista quali Zague e Arlindo dos Santos. Prima di fare rientro in Italia, i granata gareggeranno nuovamente nella neonata arena di Santa Ursula, che in futuro ospiterà due finali di Coppa del Mondo, oltre che "el partido del siglo" tra Germania e Italia, cogliendo questa volta una prestigiosa vittoria per 2-0 con il Necaxa.